Istituti di democrazia diretta

Gli istituti di democrazia diretta
Gli istituti di democrazia diretta
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Studia le nozioni relative agli “Istituti di democrazia diretta” ed esercitati sui quiz

Tra gli argomenti di diritto costituzionale e di educazione civica maggiormente richiesti nell’ambito dei concorsi pubblici, vi sono gli “Istituti di democrazia diretta“.

Interrogando il nostro database (2.000.000 di quiz), abbiamo sintetizzato in questo wiki le nozioni che di regola sono oggetto di domanda nell’ambito delle prove concorsuali.

Terminata la lettura potrai esercitarti sull’argomento accedendo al Simulatore Quiz di Concorsando.it ed aggiungendo alla tua area di studio il percorso formativo “Dir. Cost. – Istituti di democrazia diretta”.

Potrai inoltre, iscrivendoti al  gruppo di studio di diritto costituzionale, confrontarti con altri candidati che come te stanno studiando la materia.

Per agevolarti nello studio abbiamo preparato anche un manuale gratuito di diritto costituzionale.

Ti ricordiamo che quello che stai leggendo è un wiki del nostro “glossario” che, in quanto tale, è soggetto a periodici aggiornamenti. Se vuoi seguirne gli sviluppi inserisci il tuo indirizzo email nel riquadro in fondo all’articolo e clicca sul tasto [Notify me of changes]: riceverai un’email ogni qualvolta il wiki verrà aggiornato.

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#1. La petizione

La petizione l’atto con il quale i cittadini portano a conoscenza delle Camere istanze ed esigenze particolari, comuni a una pluralità di individui, affinché il Parlamento stesso vi provveda1.

La petizione, sia essa esercitata dal singolo o da una pluralità di individui, deve rappresentare un interesse pubblico e, pertanto, non è ammissibile per rivendicare diritti soggettivi o interessi legittimi che invece sono tutelati dall’autorità giudiziaria ordinaria o amministrativa.

L’art. 50 afferma che: “Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità”.

A differenza dell’iniziativa legislativa popolare, il diritto di petizione può essere azionato più facilmente perché:

  1. non richiede particolari formalità, eccettuata l’autenticazione della firma del proponente;
  2. può essere esercitato anche da una singola persona, o da gruppi di più persone comunque senza limiti di numero;
  3. anche se rivolta ad ottenere provvedimenti legislativi, non prevede la formulazione di un disegno di legge vero e proprio, come invece è richiesto per l’esercizio dell’iniziativa popolare;
  4. può avere ad oggetto tutte le materie, anche quelle che non possono essere sottoposte a referendum abrogativo.

Tuttavia, a fronte di una maggiore flessibilità, vi è da rilevare che le petizioni ricevono una scarsa attenzione da parte delle Camere alle quali sono indirizzate, ragion per cui l’istituto è praticamente caduto in disuso nelle ultime legislature, ed anche in quelle precedenti non ha prodotto apprezzabili risultati.

Esse, comunque, sono contemplate negli Statuti regionali, comunali e provinciali e nei regolamenti dei Consigli Regionali.

#2. Il referendum popolare

#2.1. Introduzione

Il referendum popolare, nella sua accezione più lata, è una consultazione con cui viene richiesto al corpo elettorale esprimere il suo parere in via diretta su una norma giuridica già emanata o da emanarsi.

Esso è stato accolto nella nostra Costituzione come il più importante istituto di democrazia diretta in quanto prevede l’intervento diretto del popolo nell’esercizio dell’indirizzo politico senza il tramite dei suoi rappresentanti.

Il nostro ordinamento prevede diversi tipi di referendum:

  • costituzionale (detto anche sospensivo) previsto per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali (art. 138 Cost.);
  • abrogativo, previsto per leggi ordinarie dello Stato (art. 75 Cost.) e per le leggi regionali (art. 123 Cost. e singoli Statuti regionali);
  • territoriale, previsto obbligatoriamente per modificazione territoriali di Regione, Province e Comuni (art. 132 e 133 Cost.);
  • consultivo, ammesso soltanto a livello regionale o locale2.

#2.2. Il referendum abrogativo di leggi statali

2.2.1. Nozione

Il referendum abrogativo3, è una consultazione avente ad oggetto un quesito relativo al mantenimento o all’abrogazione, totale o parziale, di leggi e atti ad essa equiparati.

L’art. 75 Cost. prevede che possa essere indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione totale o parziale di una legge o di un atto avente forza di legge, quando lo richiedono 500.000 elettori o 5 Consigli regionali.

#2.2.2. Campo di applicazione del referendum abrogativo

In referendum abrogativo di leggi statali non può avere ad oggetto:

  • i regolamenti e le leggi regionali, ossia fonti secondarie collocate sotto la legge, in quanto l’art. 75 fa riferimento solo alla legge dello Stato.
  • per espressa previsione dell’art. 75 2° co.4 il referendum abrogativo non può avere ad oggetto: I) leggi di approvazione del bilancio; II) leggi amnistia e di indulto; III) leggi di autorizzazione a ratificare trattati internazionali; IV) e leggi tributarie5;
  • e le leggi costituzionali e di revisione costituzionale, ciò in quanto l’art. 75 fa riferimento solo alle leggi approvate secondo il procedimento ordinario (previsto dagli art. 71 ss.) e non anche a quelle approvate secondo il procedimento rafforzato previsto dall’art. 1386.

#2.2.3. Procedura

Quando alla procedura, l’art. 75 rinvia alla legge (ordinaria) per le modalità di attuazione7  del referendum e dispone che ad esso hanno diritto di partecipazione tutti i cittadini con i requisiti elettorali per la Camera dei deputati8.

La proposta soggetta a referendum si intende approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto e sia stata raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi (non si tiene conto, perciò, delle schede bianche o nulle).

#2.2.4. Vincolo preclusivo dell’abrogazione

Si ritiene comunemente che l’abrogazione costituisca un vincolo preclusivo nei confronti del legislatore ordinario, in omaggio al principio della sovranità popolare (art. 1 Cost.). Al Parlamento sarà, quindi, precluso introdurre una disciplina che ricalchi i principi ispiratori e i contenuti essenziali della vecchia disciplina.

È chiaro che tale vincolo, tuttavia, avrà una durata pari ad una legislatura (tenuto conto che in occasione delle elezioni politiche i cittadini sceglieranno i candidati che portino avanti le loro opinioni politiche, comprese quelle espresse in sede referendaria) o comunque per un periodo di cinque anni, durante i quali non può essere neppure riproposta la richiesta referendaria bocciata dal corpo elettorale.

#3. Il diritto di voto

Tra gli istituti di democrazia diretta va ovviamente inserito anche il diritto di voto.

Tuttavia lo stesso verrà trattato in un altro wiki.

  1.  La petizione, accanto al diritto d’iniziativa legislativa e al referendum, rientra tra gli istituti di democrazia diretta, vale a dire quegli strumenti mediante i quali il popolo esercita direttamente la sovranità.
  2.  La legge cost. n. 2/89 ha previsto una nuova figura di referendum, il referendum di indirizzo attraverso il quale si chiedeva al copro elettorale, se fosse d’accordo circa la realizzazione dell’Unione europea. Il ricorso alla legge costituzionale si è reso necessario perché tale tipo di referendum non è disciplinato nella nostra Costituzione. La legge in esame non ha però introdotto, nel nostro ordinamento il referendum di indirizzo, poiché si è limitata a disporre l’indizione di un singolo referendum, formulando essa stessa il quesito; cosicché, una volta svoltasi la consultazione, il referendum di indirizzo è, uscito dallo scenario costituzionale e la temporanea “rottura Costituzionale” si è sanata. Va ribadito che l’indirizzo risultante da tale tipo di referendum non può avere carattere vincolante.
  3.  Abrogare significa eliminare dall’ordinamento giuridico una norma: in seguito all’abrogazione, l’ordinamento risulta modificato nella sua globalità, non fosse altro perché i rapporti già disciplinati dalle norme abrogate saranno diversamente regolati, mentre le altre norme riceveranno un’interpretazione che risente della scomparsa di quelle. Per questo motivo, il referendum abrogativo può essere considerato fonte di diritto, anche perché il risultato favorevole viene recepito attraverso la successiva emanazione di un decreto del Presidente della Repubblica: in tal modo, il risultato del referendum costituisce un atto normativo dello Stato, con la conseguenza che la Corte Costituzionale può esercitare il proprio controllo di legittimità costituzionale.
  4.  L’inammissibilità per i primi tre tipi di leggi è dovuta alla considerazione che, essendo queste atti di indirizzo politico, sono sottratte al potere legislativo. Per la quarta, invece, l’inammissibilità è dovuta alla necessità di frenare un’eventuale richiesta popolare volta ad abrogare leggi contro cui è facile e demagogico opporsi, perché gravano direttamente sul patrimonio dei cittadini.
  5.  Leggi tributarie: concernono la materia delle imposizioni dei tributi da parte dello Stato
  6.  Per la Corte Costituzionale, oltre alle ipotesi menzionate in questo articolo, sono escluse dal referendum anche quelle leggi che godono di una capacità di resistenza all’abrogazione maggiore di quella di atti dello stesso tipo, in quanto approvate con un procedimento rinforzato (si pensi alle leggi di revisione del Concordato con la Chiesa cattolica, che presuppongono anche una intesa con quest’ultima). Inoltre, non possono essere oggetto di quesito referendario le leggi il cui contenuto non sia frutto di una valutazione discrezionale del legislatore, ma rappresenti l’unico modo per dare attuazione alla Costituzione (leggi a contenuto costituzionalmente vincolato, come le disposizioni relative all’aborto terapeutico, indispensabili per la tutela della vita della madre) o le leggi collegate a quelle previste da questo articolo (ad esempio, non è possibile sottoporre a referendum la legge finanziaria in quanto ricollegabile alla normativa di bilancio). Le leggi che disciplinano il funzionamento di organi previsti dalla Costituzione, invece, possono essere oggetto di abrogazione parziale, purché le norme rimaste in vigore consentano all’organo di operare senza interruzioni.
  7.  Il procedimento referendario coinvolge due distinti organi con funzioni di controllo preventivo: l’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale. Il primo deve controllare la conformità della richiesta di referendum alla legge che lo disciplina e accertarsi di tutte le vicende riguardanti le norme legislative soggette a votazione popolare. All’Ufficio centrale, infatti, spetta verificare che il legislatore non abbia già abrogate le stesse (e che l’abrogazione sia effettiva e non solo apparente, come accade quando i principi ispiratori e i contenuti essenziali dei singoli precetti normativi restano inalterati). La Corte Costituzionale, invece, ha il compito di stabilire se la legge oggetto del referendum rientri fra quelle non suscettibili di essere abrogate e, più in generale, se la richiesta dei promotori corrisponda all’istituto disciplinato dall’articolo in esame (sia, cioè, suscettibile di essere votata esprimendo una scelta netta fra l’abrogazione o il mantenimento della norma).
  8.  La consultazione referendaria, non può aver luogo negli anni in cui si tengono le elezioni politiche, e deve svolgersi in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno.